L’importanza della prima visita

Le fasi preliminari del rapporto tra paziente e Osteopata variano da dottore a dottore. E’, tuttavia, possibile descrivere una linea comune di comportamento.

La prima visita durerà poco meno di  un’ora a seconda del motivo della consultazione, mentre dalla seconda in poi (in cui verrà effettuato il solo trattamento in quanto l’anamnesi è già stata fatta) la durata è di mezz’ora.

Nell’articolo che segue descriverò le fasi principali di una prima visita con un osteopata.

Osteopata prima visita

Anamnesi

La storia clinica è il primo passo della consultazione. In realtà, l’osteopata ha già osservato il paziente nella sala d’aspetto e il modo in cui si siede e cammina. Questo permette in alcuni casi di fornire elementi che permettono al professionista di avere un’idea su:

  • la ragione per la consultazione;
  • eventuali perdite di mobilità.

Si passa quindi a delle domande mirate; è in questo primo passo che il paziente esporrà le sue problematiche, sempre però sotto il controllo del terapista che approfondirà i seguenti aspetti:

  • insorgenza del dolore;
  • localizzazione del dolore;
  • evoluzione del dolore;
  • tipologia di dolore;
  • tempistica del dolore;
  • fattori che riducono o aumentano il dolore;
  • eventuali sintomi associati più molte altre domande specifiche per ogni tipo di dolore che variano a seconda della persona che si ha davanti.

Se il paziente ha portato con sé referti medici (esami del sangue, radiografie, risonanze, tac, etc.), l’osteopata chiederà di vedere i referti in quanto possono talvolta fornire informazioni preziose.

Tutto ciò consentirà di iniziare ad individuare il problema.

Quindi si passa ad una seconda fase dell’anamnesi in cui l’osteopata cerca di mettere in relazione, sempre con domande precise, le varie zone del corpo con quella del dolore: verranno chiesti eventuali traumi e/o interventi chirurgici, problematiche viscerali che possano riferire dolore nella zona sintomatologica ed eventuali utilizzi di apparecchi e/o plantari.

Questa seconda parte si distingue da quella del medico tradizionale ed ha lo scopo di identificare tutti i sintomi aggiuntivi che non sono direttamente collegati alla ragione del consulto.

Tutte queste informazioni ottenute a livello dei sistemi muscolo-scheletrico, viscerale, fasciale e craniale servono per avere un’idea delle zone da andare ad indagare nella seconda fase dei test.

Test

In secondo luogo, una volta che l’anamnesi è completa, l’osteopata chiederà al suo paziente di restare in intimo, in modo tale da osservarlo in maniera più esaustiva (a seconda delle circostanze non è detto che al paziente venga chiesto di mettersi in intimo).

Anche in questo caso si osserva se, ad esempio, il paziente ha difficoltà nel rimuovere il maglione; questo può portare l’osteopata a controllare in modo più dettagliato la spalla e la cervicale.

Allo stesso modo, se è presente una perdita di equilibrio quando il paziente rimuove i pantaloni, si può pensare ad un colpo di frusta non menzionato in anamnesi.

L’osteopata poi conduce la fase vera e propria dei test. Questi variano a seconda dei professionisti e dei motivi del consulto.

Per capire meglio, prendiamo l’esempio di un “colpo della strega”:

Innanzitutto, la prima cosa da fare sono i test di esclusione che permettono all’osteopata di capire se il trattamento sia controindicato o meno e quindi di mandare eventualmente il paziente da un altro specialista per approfondimenti.

Quindi si procede con

  • osservazione:

-statica (l’osteopata osserva il rachide del paziente)

-dinamica (l’osteopata chiede al paziente di piegarsi in avanti, indietro, di inchinarsi a sinistra e poi a destra e valuta le riduzione di mobilità ed eventuale dolore o riduzione del sintomo a seconda a seconda del movimento)

  • test specifici nella zona (sono vari)
  • Test palpatori:

l’osteopata mette le mani sulle aree che hanno catturato la sua attenzione sia durante l’anamnesi sia nell’osservazione (ad esempio potrà effettuare test di mobilità della colonna lombare, la valutazione della mobilità di organi quali reni,stomaco, intestino etc…).

Prima visita Osteopata

Trattamento

A seconda delle diverse informazioni raccolte nelle fasi precedenti, l’osteopata sa quali aree deve andare a trattare.

La storia del paziente e l’intensità di eventuali blocchi pregressi definiscono l’ordine in cui il praticante effettuerà le tecniche.

Voi pazienti non esitate a chiedere al vostro osteopata di spiegarvi  l’approccio intrapreso, qualora non lo facesse spontaneamente.

Il trattamento osteopatico viene eseguito su un lettino in varie posizioni (pancia in su, pancia in giù, di fianco o seduto) a seconda della necessità dell’operatore.

Nota: ci sono alcune tecniche che vengono praticate in piedi.

Controllo

Dopo aver fatto tutto ciò l’osteopata controlla i risultati ottenuti dal suo trattamento.

È molto importante far notare che le sedute di osteopatia vengono recepite dal corpo all’incirca entro 72 ore, a volte anche una settimana. Pertanto, l’assenza di risultati immediati non è affatto significativo.

Questo perché  tutte le informazioni che sono state trasmesse tramite la manipolazione al sistema nervoso devono essere elaborate dallo stesso. I benefici quindi cominciano a sentirsi in media dopo 3-4 giorni.

Osteopata consigli prima visita

Consigli

Dopo il completamento della sessione, l’operatore lascia il paziente rivestirsi e generalmente illustra quanto detto in precedenza, vale a dire che il corpo avrà un paio di giorni per integrare le diverse operazioni effettuate.

  • Rassicurazione

E ‘molto importante rassicurare il paziente delle possibili ripercussioni nei giorni seguenti, quali eventuali dolori “di assestamento” nelle zone trattate, in modo tale che possano essere previste.

Può essere presente anche una sensazione generale di affaticamento (soprattutto dopo un lavoro sull’asse cranio-sacrale).

In ogni caso, non c’è da preoccuparsi. Queste reazioni fisiologiche sono nella norma (tutti non necessariamente ne soffrono).

  • Raccomandazioni

Nell’ultima fase, l’osteopata darà alcune raccomandazioni “personalizzate” al paziente.

Essi possono essere di varia natura:

  • suggerimenti per sollevare oggetti piegando le gambe e tenere la schiena diritta
  • raccomandazioni per lo sport
  • raccomandazioni per le posture durante il lavoro
  • esercizi di streching o rinforzo muscolare

Eventualmente raccomandare di fare una visita, se necessario, da dentista, ortottista, podologo, psicologo, ecc.

In generale, per non vanificare il trattamento, al paziente viene chiesto di evitare sforzi particolari nei giorni successivi.

Se possibile evitare di prendere antidolorifici-antinfiammatori o di utilizzare collari, a meno che il dolore non sia insopportabile.

In generale, un secondo incontro viene programmato la settimana successiva per vedere come il problema si è evoluto; normalmente la media delle sedute si aggira sulle 4-5; qualora invece il dolore sia cronico e presente da anni è possibile che ne serva qualcuna in più, così come avviene anche nei casi acuti di sciatica.

E’ consigliabile, una volta terminato il ciclo di sedute iniziale, effettuare delle sedute di mantenimento durante l’anno per mantenere i risultati ottenuti, evitando ricadute.

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