PERCHE’ L’OSTEOPATA SCROCCHIA LE OSSA?

L’osteopata scrocchia le ossa, o meglio manipola le articolazioni, con delle tecniche particolari chiamate HVLA (high velocity low amplitude) che hanno la capacità di creare un fenomeno chiamato cavitazione all’interno dell’articolazione stessa.

La cavitazione è quel fenomeno per cui in un liquido si ha la formazione di cavità piene del vapore del liquido stesso o di gas eventualmente disciolti (cit. Treccani).

Ma perché l’osteopata utilizza tali tecniche durante un trattamento?

Innanzitutto bisogna specificare che le HVLA rappresentano una minima parte del trattamento osteopatico, di solito il 5%; questa percentuale dipende però molto dall’osteopata stesso. Vi saranno osteopati che le useranno di più in quanto strutturalisti e con una visione più anglosassone ed osteopati che preferiscono un approccio viscerale, fasciale e/o craniale.

Fino all’incirca 10 anni fa l’HVLA era inquadrata solo da un punto di vista meccanico e molti colleghi tutt’ora spiegano al paziente come loro, con tali tecniche, siano in grado di raddrizzare la colonna vertebrale. In realtà però non funziona proprio così visto che non si va a modificare la posizione nello spazio delle vertebre.

Già nel 2001 Gibbons riporta in suo articolo come l’asimmetria sia un qualcosa di fisiologico e non correggibile con una HVLA; altri autori propongono invece come sia impossibile identificare uno specifico livello da manipolare.

Esistono quattro vecchie teorie meccanicistiche che riguardano i possibili cambiamenti biomeccanici in seguito ad HVLA:

  1. Rilascio di liquido sinoviale tra i capi articolari
  2. Ripristino del movimento tra i segmenti articolari
  3. Riduzione delle aderenze in prossimità delle articolazioni
  4. Riduzione dello spasmo del muscolo ipertonico su base neurologica riflessa

Nessuna di queste teoria ha però una base certa, oltre al fatto che la valutazione del segmento vertebrale da manipolare e la successiva rivalutazione post tecnica è effettuata dall’operatore e quindi poco specifica, così come indicato in letteratura. Non è poi possibile riuscire a manipolare un solo segmento vertebrale e, sempre secondo la letteratura non vi è un oggettivo cambiamento posizionale dell’articolazione manipolata nonostante la valutazione con tecniche di imaging (Gyer et al., 2019).

Si è quindi andati a ricercare i possibili effetti ed i meccanismi delle HVLA sulla riduzione del dolore (effetto ipoalgesico) con la proposta delle seguenti tre teorie:

  1. Attivazione di meccanismi neurofisiologici con stimolazioni di recettori meccanici e fibre del dolore presenti nella colonna vertebrale con conseguente riduzione e modulazione del dolore. I soggetti con dolore presentano anche uno spasmo della muscolatura nelle vicinanze dell’articolazione implicata e l’HVLA riesce ad agire sul motoneurone (neurone che porta il movimento) di quei muscoli andando quindi a rilasciare il muscolo stesso (Pickar, 2002), il tutto valutato con elettromiografia e H-reflex (Fryer et al., 2012).
  2. Coinvolgimento sovraspinale (Pickar, 2002): non è ancora chiaro il meccanismo alla base di tale ipotesi. Le vie discendenti (che dal cervello scendono lungo il midollo spinale) rilasciano sicuramente mediatori quali la noradrenalina e la serotonina che hanno proprietà ipoalgesiche, ipotesi confermate sia in vitro che in vivo. Inoltre vengono stimolate in maniera diversa a seconda della forza e del livello in cui vengono applicate le HVLA
  3. Stimolazione del sistema nervoso autonomo (SNA): mediante stimolazione di tale sistema l’HVLA riesce a coinvolgere i meccanismi analgesici prima descritti, in quanto il SNA ha un ruolo di mediatore tra il sistema nervoso centrale ed il sistema immunitario grazie al rilascio di catecolamine che modulano i processi infiammatori sia acuti che cronici.

 

In conclusione va reinterpretato il ruolo delle HVLA in generale nella terapia manuale; non vanno più utilizzate per correggere le disfunzioni e quindi i mal posizionamenti articolari, bensì per intervenire sui meccanismi di modulazione del dolore e sulla presenza di eventuali spasmi muscolari descritti in questo articolo.

 

REFERENZE

 

  • Fryer, G., & Pearce, A. J. (2012). The effect of lumbosacral manipulation on corticospinal and spinal reflex excitability on asymptomatic participants. Journal of Manipulative and Physiological Therapeutics. https://doi.org/10.1016/j.jmpt.2011.09.010
  • Gibbons, P., & Tehan, P. (2001). Spinal manipulation: Indications, risks and benefits. Journal of Bodywork and Movement Therapies. https://doi.org/10.1054/jbmt.2000.0208
  • Gyer, G., Michael, J., Inklebarger, J., & Tedla, J. S. (2019). Spinal manipulation therapy: Is it all about the brain? A current review of the neurophysiological effects of manipulation. In Journal of Integrative Medicine. https://doi.org/10.1016/j.joim.2019.05.004
  • Pickar, J. G. (2002). Neurophysiological effects of spinal manipulation. In Spine Journal. https://doi.org/10.1016/S1529-9430(02)00400-X